Comunicare con i propri figli: 4 mosse per farlo in modo efficace

Comunicare con i propri figli: 4 mosse per farlo in modo efficace

Comunicare con i propri figli oggi è diventata una vera e propria sfida.

Ogni età ha la sua peculiarità. Che si tratti di bambini, di pre adolescenti o di adolescenti, infatti, comunicare con i propri figli in maniera efficace non è mai semplice. Tantissimi sono i fattori che entrano in gioco nel momento in cui ci approcciamo ai ragazzi nel tentativo di comprendere uno stato d’animo, un bisogno inespresso, un comportamento a cui non riusciamo a dare una spiegazione.

Al già noto conflitto generazionale si sommano, infatti, gli svariati cambiamenti fisici e psichici che investono i nostri figli e che generano costantemente la necessità di rimodellare la propria identità.

Ma quando si parla della necessità di comunicare in modo efficace con i propri figli come si può non pensare a quanti cambiamenti sono stati introdotti con l’avvento dei social network?

Sicuramente moltissimi e ognuno di noi potrebbe raccontare quasi con certezza di linguaggi nuovi e spesso incomprensibili che i ragazzi oggi usano anche per comunicare con i propri genitori.

4 mosse per comunicare con i propri figli

Vi sembrerà banale ma è importante ricordare che non esistono ricette magiche né valide per tutti. Comunicare è un bisogno che appartiene a qualunque essere umano ed ognuno di noi ne è portatore a suo modo. Nessuno di noi, infatti, è capace di non comunicare. Questa affermazione è vera nel momento in cui pensiamo alla comunicazione come un comportamento che mettiamo in atto non solo attraverso l’uso del linguaggio ma anche attraverso l’uso di gesti. Pensateci, anche il silenzio rappresenta una forma di comunicazione: ci dice ad esempio che la persona che abbiamo di fronte non può o non desidera comunicare con noi.

Vi proponiamo di seguito alcuni suggerimenti che potrebbero rivelarsi utili se volete comunicare con  i vostri figli in maniera più efficace.

  1. Ascoltare il silenzio: come abbiamo già detto il silenzio è importante ma soprattutto è già una forma di comunicazione. In quanto tale merita di essere accolto. Che si parli di figli adolescenti o di bambini proviamo a domandarci cosa simboleggia quel silenzio: nostro figlio vuole punirci per qualcosa per cui è arrabbiato? È una provocazione? È una strategia per proteggersi perché teme che ciò che ha da dire possa essere frainteso? Oppure è un modo per vivere un’esperienza dolorosa?
  2. Condividere i propri stati d’animo: non c’è migliore strategia per comunicare con i nostri figli in modo efficace se non quella basata sul nostro esempio e sulla nostra autenticità. Se mostriamo ai ragazzi o ai bambini che si può parlare anche e soprattutto degli stati d’animo negativi sicuramente li incoraggeremo a fare la stessa cosa.
  3. Accogliere anche quando si è in disaccordo: lo so, noi siamo i genitori e spetta a noi dirigere la nave nella direzione giusta. Eppure, a volte, potremmo pensare di accettare suggerimenti dai nostri figli. Proviamo a soffermarci sul loro punto di vista in maniera empatica, proviamo a capire le ragioni che si celano dietro una loro posizione che non condividiamo. In una parola proviamo a considerare la possibilità di poter cambiare idea. È cosi inaccettabile?
  4. Evitare fraintendimenti: pensare che i nostri figli non capiscano se stiamo vivendo un momento no non solo è falso ma è anche rischioso. Se la mamma torna a casa arrabbiata per un qualcosa che è successo a lavoro, il bambino – non sapendolo – potrebbe pensare «La mamma è arrabbiata, avrò fatto qualcosa che non va!». Per evitare queste sofferenze ingiustificate nel bambino, la mamma potrebbe dirgli «Sono molto infastidita per la discussione avuta con il mio collega». Parlare delle proprie emozioni e specificarle permette al bambino di riconoscere le emozioni altrui, abilità che risulterà utile per qualsiasi tipo di relazione che in futuro andrà ad intrattenere.

Se pensi di aver bisogno di un supporto per gestire il rapporto con tuo figlio, contattaci! Ci trovi a Castrovillari e a Reggio Calabria!

Il team di PuntoPsi

 

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