Educare alla parità di genere: qualche suggerimento utile!

Educare alla parità di genere: qualche suggerimento utile!

Educare alla parità di genere dovrebbe essere una pratica quotidiana e non solo quindi una esercizio praticato in giornate come quella di oggi.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata istituita partendo dall’assunto che la violenza contro le donne sia una violazione dei diritti umani. Tale violazione è una conseguenza della discriminazione contro le donne, dal punto di vista legale e pratico, e delle persistenti disuguaglianze tra uomo e donna.

Ricevere uno schiaffo o una spinta, essere attaccata o minacciata verbalmente, venire controllata costantemente e in modo soffocante dal partner, vedersi negato l’accesso alle risorse economiche dal marito o dal compagno, essere costretta ad avere un rapporto sessuale contro la propria volontà. E ancora stalking, anche nella sua versione “cyber”, violenza psicologica, offline e online, revenge porn. Sono solo alcuni esempi di cosa sia la violenza sulle donne, una violazione dei diritti umani tra le più diffuse e persistenti secondo l’Onu.

Sempre più oggi assistiamo ad una repentina diffusione di forme di violenza psicologica ed economica, cioè comportamenti di umiliazione, svalorizzazione, controllo ed intimidazione, nonché di privazione o limitazione nell’accesso alle proprie disponibilità economiche o della famiglia.

Un pò di storia

Il giorno non è stato scelto a caso tra i 365 che compongono l’anno.  Infatti era il 25 novembre del 1960 quando i corpi delle tre sorelle Mirabal – Patria, Minerva e Maria – furono ritrovati in fondo a un precipizio. Addosso i segni evidenti della tortura. Erano state catturate in un’imboscata dagli agenti dei servizi segreti del dittatore Rafael Leònidas Trujillo, che per più di trent’anni ha governato la Repubblica Dominicana.

Le donne, brutalmente uccise mentre stavano andando a trovare i loro mariti in carcere, erano coinvolte in prima persona nella resistenza contro il regime. Il loro nome in codice era Las Mariposas. L’omicidio de “Le farfalle” ha scatenato una dura reazione popolare che ha portato nel 1961 all’uccisione di Trujillo e quindi alla fine della dittatura. La data è stata commemorata per la prima volta durante il primo Incontro Internazionale Femminista, che si è svolto a Bogotà, in Colombia, nel 1980. Da lì, il 25 novembre ha iniziato ad assumere un valore sempre più simbolico.

I dati

Secondo l’ISTAT, il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).

Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex. Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali (76,8% fra tutte le violenze commesse da sconosciuti).

Cosa possiamo fare?

Come adulti siamo quotidianamente chiamati a riflettere su argomenti di questo tipo. In modo particolare lo siamo ancora di più se pensiamo alla grande responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri piccoli. Molto, infatti, possiamo fare per aiutare bambini e adolescenti a crescere nel rispetto delle differenze di genere ma anche e soprattutto per educarli alla parità di genere.

Spesso con i bambini occorrono modalità di intervento indiretto per trasmettere alcuni messaggi significativi, ecco perché attraverso semplici gesti quotidiani è possibile porre le basi per aiutare i più piccoli a crescere liberi da stereotipi che possono, in età adulta, sfociare in atteggiamenti violenti e discriminatori verso l’altro sesso. Ve ne suggeriamo alcuni:

  1. Non esistono colori da maschio e colori da femmina! I colori infatti servono per esprimersi e non per ridurre il mondo in categorie. Azzurro non è uguale a maschio e rosa non è uguale a femmina.
  2. Lo sport non definisce l’identità sessuale! Fai scegliere a tuo figlio che sport praticare, anche se è l’unico maschio della sua classe a fare danza o l’unica femmina a giocare nella squadra di calcio.
  3. I giochi, proprio perché fanno parte del mondo fantastico, possono essere usati in maniera indistinta! Le bambole non sono solo per femmine così come le macchinine non sono solo per maschi.
  4. Non ci sono “lavori da maschi” e “lavori da femmine”. Esistono solo lavori per cui si è portati o meno.
  5. Una bambina quando gioca ha lo stesso diritto di sporcarsi e muoversi dei suoi amici. Vestila comoda!
  6. Le pulizie di casa ed i lavori domestici in generale sono equamente divisi tra mamma e papà, mostratelo ai vostri piccoli!

Se hai bisogno di un supporto psicologico o desideri iniziare un percorso di psicoterapia, contattaci! Ci trovi a Reggio Calabria e a Castrovillari.

Il Team di PuntoPsi

 

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