HIKIKOMORI: La sindrome dei ragazzi reclusi in casa

HIKIKOMORI: La sindrome dei ragazzi reclusi in casa

L’adolescenza, si sa, è una fase dello sviluppo estremamente delicata. È quella in cui ognuno di noi si confronta con la costruzione della propria identità, in cui si costruiscono relazioni significative tra pari, ci si relaziona con l’altro sesso e con una marea di emozioni che spesso faticano a trovare il giusto posto.

Lo sviluppo di tutte queste competenze negli adolescenti è oggi fortemente mediato dall’utilizzo di strumenti tecnologici. Telefoni, computer e applicazioni varie rendono sempre più ovattate le esperienze con gli altri e anche il soddisfacimento di ogni curiosità è a portata di click. Se questo da una parte rappresenta la nuova frontiera della modernità, dall’altro si configura come una vera e propria trappola poiché impedisce ai ragazzi di sviluppare in maniera sana alcune competenze di vita che sono fondamentali alla sopravvivenza. Ci riferiamo alla capacità di gestire la frustrazione o la rabbia, la costruzione di relazioni sociali nonché la capacità di scegliere e di non omologarsi alla massa.

Quindi se da una parte gli adolescenti di oggi sono padroni della tecnologia dall’altra ne sono anche vittime. Questo è vero soprattutto quando si arriva a sviluppare vere e proprie dipendenze come, ad esempio, la sindrome di hikikomori, ovvero quando i ragazzi si chiudono in camera e rifiutano ogni aiuto. Hanno come unica finestra sul mondo il Pc.

Ma cosa succede a questi adolescenti?

Chi soffre della sindrome di Hikikomori utilizza la tecnologia come una sorta di palliativo, specialmente nel caso in cui parliamo di ragazzi con carattere introverso e dotati di una spiccata sensibilità, che tendono a isolarsi perché non condividono i valori della società in cui vivono. Tendono quindi a rinchiudersi non solo in se stessi ma anche nella loro camera e adottano come unica finestra virtuale lo schermo del pc o del telefono.

I sintomi

Poiché non esiste una vera diagnosi è difficile per i genitori capire di cosa si tratta perché il ragazzo, solitamente tra le medie e il liceo, inizia a manifestare insofferenza nei confronti della scuola” continua Crepaldi. “E questo avviene anche se il giovane ha dei buoni voti e gli piace studiare: il disagio non è verso lo studio ma verso la socialità con i compagni e verso le performance che gli vengono richieste, anche se non esplicitamente. Spesso infatti i ragazzi hikikomori sono intelligenti ma introversi. Si sentono diversi, non si identificano con i valori della società di cui fanno parte, quindi tendono ad allontanarsene e a rinchiudersi nel loro mondo, in una dimensione in cui si trovano a proprio agio. Questo isolamento dura mediamente tre anni ma può durare anche molto di più: è facile trovare anche 40enni che non ne sono usciti perché non si sono fatti aiutare (intervista a Crepaldi, 2019).

Inoltre è molto frequente osservare anche l’inversione del ritmo sonno-veglia e una marcata preferenza per le attività solitarie.

Allora cosa si può fare?

  1. No alle costrizioni: quando ci si accorge che il figlio non vuole andare a scuola, occorre capire che potrebbe non essere un capriccio ma la manifestazione di un disagio. In questo caso non va riportato subito a scuola, ma bisogna iniziare ad allentare la pressione: il ritorno a scuola è l’obiettivo, non lo strumento
  2. Sospendere il giudizio: Va inoltre sospeso il giudizio sulla sua visione della vita e andargli incontro, comprendendo da dove origina la sua ansia, cioè nella difficoltà di stare nell’ambiente sociale della scuola. Spesso questi ragazzi diventano anche vittime di bullismo proprio per la loro diversità dal comune sentire
  3. No punizioni: punizioni quali ad esempio il sequestro del computer e degli strumenti tecnologici non è la soluzione! Un atteggiamento del genere metterebbe ancora più distanza tra voi ed il ragazzo e quest’ultimo tenderebbe ad irrigidirsi ulteriormente.

Se pensi che tuo figlio stia vivendo una situazione simile, contattaci per ricevere il supporto di cui necessiti! Ci trovi a Castrovillari e a Reggio Calabria.

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