Perchè giudichiamo le scelte degli altri?

Perchè giudichiamo le scelte degli altri?

La liberazione di Silvia Romano è stata accompagnata da giudizio e polemiche sul denaro speso per riportarla in Italia. Ma soprattutto a questo evento ha fatto seguito lo choc culturale di vedere la ragazza riabbracciare i suoi cari avvolta in un abito lungo fino ai piedi: insomma vestita da perfetta musulmana.

Quanto ci sia di autentico e quanto di circostanziale nella sua scelta religiosa Silvia lo capirà in futuro. Già, lo capirà! Perché in alcun modo la decisione ci interessa ed in alcun modo dovrà passare al vaglio di noi altri.

Ciò che sicuramente è balzato all’occhio con maggiore evidenza è l’atteggiamento di assoluto protagonismo mostrato da coloro i quali hanno dal primo momento pensato che l’abbigliamento della ragazza, la sua conversione o il prezzo della sua liberazione potessero essere considerati aspetti più rilevanti della liberazione stessa. La liberazione di una persona rapita per 18 mesi!

Ma non solo!

Il giudizio l’ha fatta da padrona nel popolo del web. Il sorriso di Silvia, ad esempio (come a dire “Non sembra essersela passata male”) ma anche le dichiarazioni generose sul trattamento subito (come a voler dire “Se stava bene poteva rimanere lì”).

Ma in fondo di cosa ci sorprendiamo? Il giudizio è sempre stata una pratica molto diffusa nel nostro paese ogni qualvolta ci si è sentiti in diritto di esprimere un disappunto su una circostanza che riguardava una donna. Ritornando indietro nel tempo tutti noi ricorderemo la disavventura delle “due Simona”, cooperanti, ostaggio di rapitori per 5 mesi circa. In seguito alla loro liberazione dichiararono alle autorità il desiderio di voler tornare in quei luoghi e di lavorare ancora nel mondo della cooperazione. E via di giudizio e sdegno.

E come dimenticare Greta e Vanessa rapite in Siria? Nonostante il loro rientro in Italia vistosamente provato non furono risparmiate dal giudizio del web che diffuse alcuni filmati in cui si mostravano sorridenti prima del sequestro. Si arrivò addirittura a pensare che fossero d’accordo con i rapitori!

Ma l’ambito dei sequestri internazionali è solo l’esempio più attuale dell’impatto che il giudizio ha nelle nostre vite! Come dimenticare lo sdegno verso la ministro Bellanova per il suo colorato modo di vestire? O ancora della giornalista Giovanna Botteri per le sue magliette tutte uguali e i capelli disordinati? E ci siamo dimenticati della migrante salvata da morte certa in mare con lo smalto sulle unghie?

Ebbene, è chiaro quindi che il caso di Silvia Romano arricchisce solo la casistica delle donne ripetutamente vittime del giudizio di chi le reputa inadeguate solo perché diverse dal comune stereotipo che qualcuno vorrebbe affibbiargli.

 

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