Perchè il diverso ci fa paura?

Perchè il diverso ci fa paura?

La paura per tutto ciò che è diverso ed insolito è normale, così normale che la sperimentiamo per la prima volta alla tenera età di 8 mesi. Eh si, orientativamente intorno agli 8 mesi i bambini sviluppano una reazione di paura nei confronti delle persone estranee. Se già precedentemente erano in grado di riconoscere una persona come sconosciuta, solo intorno agli 8 mesi iniziano a provarne paura. Ovviamente si tratta di una reazione innata con un preciso significato evolutivo. Come suggerisce John Bowlby, eminente psicologo ed ideatore della teoria dell’attaccamento, l’estraneità viene identificata come segnale di pericolo e contemporaneamente l’attaccamento nei confronti della madre si rafforza: questo tipo di sviluppo è indispensabile alla sopravvivenza della specie.

Oggi più che paura del diverso stiamo assistendo al propagarsi di una vera e propria “Sindrome dell’assedio”.

Chi sperimenta questa condizione psicologica, infatti, vive nella convinzione che lo straniero nel nostro paese è sempre più presente. La paura di essere assediati, nello specifico, ci convince del fatto che queste persone sono arrivate con la convinzione di portarci via il lavoro, gli usi, i costumi, la famiglia..in una parola sola la nostra identità!

Sebbene spesso crediamo di riuscire perfettamente a gestire le emozioni contrastanti che derivano da queste paure, la cronaca oggi ci mostra che non è sempre così. Ed ecco che in maniera del tutto inconsapevole ci troviamo a sperare che gli stranieri che giungono nei nostri territori via mare muoiano, che le barche affondino ed ancor peggio a giustificare chi compie azioni violente nei confronti degli stranieri.

Il nostro modo di agire e di pensare in relazione a queste persone è fortemente ancorato alla paura o meglio al pregiudizio.

I pregiudizi non si basano sui fatti, ma sono espressioni di opinioni comuni che non cambiano anche se i fatti dicono altro. È sempre un atteggiamento negativo di chiusura e di rifiuto nei confronti di chi appartiene a un gruppo che non è il nostro. In psicologia gli stereotipi sono proprio gli aspetti sui quali si fonda il pregiudizio: false credenze legate a quella che viene considerata una minoranza. Un processo psicosociale che porta alla discriminazione di chi non è come noi, di chi è diverso da noi e che, inevitabilmente, genera una totale mancanza di empatia verso l’altro così diverso da noi.

Quanto può essere profonda, intensa, dissennata, l’angoscia che muove il migrante a impegnare nel viaggio per l’Europa tutto il denaro che riesce a racimolare (e che nel suo paese basterebbe a mantenere la famiglia per più anni), rischiare la propria vita e quella dei suoi bambini, sapendo che se gli va bene approderà in una specie di gabbia di contenzione, e la sua Odissea sarà ancora lunga? Questa angoscia per noi è letteralmente incomprensibile, insondabile. Non c’è nulla nella nostra esperienza che ce la renda accessibile, che ci permetta di identificarci. Non è come se il nostro vicino di casa ci chiedesse rifugio perché il suo appartamento è in fiamme o qualcuno minaccia di ucciderlo: lo aiuteremmo, perché un incendio o un assassinio sono ancora eventi alla nostra portata, mentre non arriviamo a poter pensare lucidamente l’enormità di quello che masse intere di migranti patiscono nei paesi d’origine, se osano una fuga, una sfida al destino, ai nostri occhi così disperata, suicida, e almeno apparentemente folle.

Paura del diverso: una visione psico-antropologica

La paura per il diverso si è evoluta insieme all’uomo e, di conseguenza, insieme al suo modo di rappresentare la realtà.

Il termine straniero, ad esempio, in origine significava nemico (dal latino hostis = ostile); in seguito fu sostituito dal termine hospes, ospite e non più nemico.

People are strange” – Strano. Cosa vuol dire la parola strano? Letteralmente significa diverso, differente, insolito e fuori dal comune. Il termine ha però una connotazione negativa, infatti la stranezza è una differenza che suggerisce/implica qualcosa di sbagliato: un discorso strano non preannuncia niente di buono. Strano deriva dal latino ‘extraneus’ (‘extra’ = fuori, di fuori) cioè colui che è di un’altra patria o paese, ossia straniero. Quindi etimologicamente ‘strano’ è l’aggettivo che caratterizza lo ‘straniero’. Per definizione lo straniero è strano. Come cantava Jim Morrison, ‘People are strange when you’re a stranger’ (La gente è strana quando sei uno straniero).

‘Differente’, scritto in cinese, fa paura! – L’ideogramma cinese (yì) significa differente, strano, insolito, straniero (ma solo riferito ad un posto). Ogni ideogramma ha una storia e questa ha ben più di 2000 anni! L’attuale versione semplificata risale ad un carattere arcaico che raffigura una persona che indossa una maschera spaventosa (la testa è identica a quella del carattere usato per la parola ‘demone’) e che muove la mani in aria. Differente e strano. Anche qui per definizione ciò che è differente è negativo, anzi fa proprio paura!

In conclusione, la paura per la diversità sembra proprio appartenere alla natura umana. È però importante comprendere fino a che punto questo tipo di paura è adattivo e utile e quando diventa disfunzionale. Se il ‘bambino’ continuasse anche a 18 anni ad avere la stessa paura di fronte ad un estraneo avrebbe dei seri problemi nella socializzazione. Allo stesso modo, se un popolo ritenesse tutti gli stranieri per definizione spaventosi avrebbe grosse difficoltà nelle relazioni internazionali e dei problemi di tipo razziale o etnico al suo interno. Ma questi sono solo esempi estremi. Per ciascuno di noi, quando è che l’innata paura per la diversità smette di essere adattiva e funzionale e diventa un fardello inutile e dannoso, per noi e per gli altri.

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